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Foto del diamante fancy deep brown-red da un carato, del valore di circa 980.000 dollari, protagonista della vicenda giudiziaria contro il GIA di New York. A destra l’Istituto Gemologico americano dove il diamante è stato accidentalmente gettato nella spazzatura.
Law
Spedisce un maxi-diamante ma viene smarrito negli Usa «Risarcita con un milione»

LA STORIA
Petronilla Carillo
La storia, per intreccio, protagonisti e ambientazione, potrebbe essere la sceneggiatura di un thriller. Invece è una vicenda reale, documentata ed ammessa in tribunale, incastrata in uno scenario complesso fatto di pressioni, intrusioni e interrogativi senza risposta. Al centro della narrazione un diamante, un “fancy deep brown-red”, di un carato, e del valore stimato di circa 980.000 dollari, con potenziale di mercato anche superiore. Un diamante che è andato perso, anzi gettato nella spazzatura del Gemological Institute of America (Gia) di New York, dove viene spedito per una valutazione assieme ad un “fancy vivid reddish-orange” di 0,81 carati. Era il 2016 ma solo da qualche settimana, dopo una lunga battaglia giudiziaria a colpi di carta bollata e verifiche tecniche, la proprietaria (che preferisce mantenere l’anonimato) si è vista riconoscere il risarcimento del danno: poco meno di un milione di euro. A seguire la vicenda lo Studio Legale Opera LTB, specializzato in diritto dell’arte e diritto commerciale, con un team legale, guidato dall’avvocato Gianluca Iaione.
L’ERRORE
Ricostruiamo la vicenda. La proprietaria dei diamanti per vendere le pietre si rivolge alla casa d’aste Christie’s di Roma. Era il 2016. Qui le viene chiesta una certificazione aggiuntiva. Così si rivolge al Gia e segue le loro indicazioni per la spedizione. È il 3 maggio quando le due pietre vengono spedite tcon pacco assicurato dalle Poste Italiane a New York dove arrivano il 6 maggio. A confermalo, il servizio tracking delle Poste e le comunicazioni di un impiegato del Gia. Quattro giorni dopo l’istituto contatta la proprietaria chiedendole di precisare il contenuto del plico. È allora che inizia il calvario. Il 9 maggio la signora chiede chiarimenti e al Gia si accorgono che nel promemoria della cliente erano elencati due diamanti, ma che la pratica conteneva un solo numero di riferimento, e solo una pietra era stata consegnata registrata e sottoposta alla certificazione del valore (circa trecentomila dollari). I contatti tra la proprietaria dei preziosi e il Gia sono andati avanti per i giorni successivi fino al 16 maggio quando il Gia ammette che uno dei due diamanti era stato gettato via per errore da un dipendente dell’istituto: l’impiegato non si era accorto che nel pacco vi fossero due pietre e, pensando che la scatola fosse vuota, l’aveva smaltita nell’immondizia, causando la perdita del prezioso fancy deep brown-red. Un racconto poi confermato dalle immagini delle telecamere di sorveglianza interna che registrano il momento dell’apertura del pacco e i comportamenti dell’impiegato che tira fuori un solo sacchetto.
LA VICENDA GIUDIZIARIA
Dopo la denuncia inizia il calvario giudiziario in sede civile. E in più tribunali della Campania perché, lungo il percorso, la vicenda si complica. Nel 2018 un perito dell’assicurazione del Gia si presenta senza preavviso presso la sede del consulente tecnico della parte lesa che aveva redatto la perizia del diamante smarrito, dicendo di essere stato autorizzato dalla signora a effettuare una verifica. Cosa falsa: la donna fu avvisata dal proprio consulente, meravigliato dalle domande personali che venivano fatte su di lei e non avevano attinenza con la vicenda dei diamanti. Tali intromissioni hanno impaurito la donna. Di qui una serie di denunce per intromissione indebita nella vita privata e violazione della privacy con richiesta risarcitoria contro il perito e verifica di ulteriori responsabilità, procedimento ancora in corso.
«Questa non è solo la storia di un errore – spiega l’avvocato Gianluca Iaione – è una vicenda che tocca la fiducia nei grandi istituti internazionali. Perché quando un oggetto da un milione di dollari può finire nella spazzatura, e quando la vita privata di una cliente diventa terreno di indagine, la questione non è più solo economica ma diventa sistemica».

Fonte originale:Il Mattino– «Spedisce un maxi-diamante ma viene smarrito negli Usa: «Risarcita con un milione»» Di Petronilla Carillo. https://www.ilmattino.it/napoli/cronaca/spedisce_un_maxi_diamante_ma_viene_smarrito_negli_usa_risarcita_un_milione-9565960.html

Modigliani falsi e mercato dell’arte
ArtLaw
Modigliani, la querelle giudiziaria e i “falsi” in esposizione

Questo approfondimento, pubblicato anche sulle pagine de “Il Mattino”, ricostruisce gli sviluppi del processo sui presunti falsi Modigliani sequestrati durante la mostra di Genova.

Articolo originale:
https://www.ilmattino.it/cultura/arte/modigliani_la_querelle_giudiziaria_e_i_falsi_in_esposizione-9500832.html

Falsi Modigliani, messi in circolazione da persone senza scrupoli, girano per esposizioni e musei. A lanciare l’allarme è la Fondazione Amedeo Modigliani di Roma, guidata dall’esperto Fabrizio Checchi, tecnico del restauro e autore del catalogo ragionato dei falsi di Modigliani, esperto chiamato dal Nucleo Carabinieri Tutela dei Beni Culturali dello Stato per fornire pareri sulle attribuibilità e sulle necessità di ulteriori verifiche diagnostiche. E così i falsi Modigliani sono ora al centro di una querelle segnata da diffide e citazioni giudiziarie. Una battaglia legale che, da un lato, vede in campo la Fondazione, dall’altro i proprietari delle presunte opere false che vengono spacciate per autentiche per un elevato valore: dai venti milioni di euro a salire.
Così la Fondazione sta intervenendo per impedire la pubblicazione di studi critici sulle opere di Modigliani, soprattutto su quelle che si collocano nella cosiddetta “zona grigia”: opere la cui autenticità è incerta, le cui provenienze non sono completamente documentate o che richiedono ulteriori verifiche diagnostiche. «Nel pieno rispetto del diritto di critica e della tutela del mercato dell’arte», si legge in una nota della Fondazione. La replica dei proprietari avviene in sede giudiziaria. Numerose diffide e citazioni, sarebbero legittimate facendo riferimento a certificazioni riconducibili a Christian Parisot, «figura controversa nel mondo dell’arte – si legge in una nota della Fondazione – per i suoi trascorsi giudiziari per una condanna in Francia per autenticazioni false di opere d’arte; per il coinvolgimento in procedimenti in Italia legati a esposizioni controverse; per sequestri e indagini su opere e archivi a lui collegati, comprese documentazioni di attribuzione di Modigliani».

Le diffide

 

Tre le diffide giunte finora allaFondazionecon richieste risarcitorie che vanno dai 260mila ai 500m ila euro. Dura la posizione dell’avvocato Gianluca Iaione,cassazionista ed esperto in diritto dell’arte, legale della Fondazione Modigliani e responsabile delle due diligence sulle opere: «Il diritto di critica scientifica consente di esprimere valutazioni motivate anche se non definitive. Tuttavia, quando diffide e citazioni arrivano a vietare la pubblicazione di studi o a bloccare ricerche ancora in corso, si configura una compressione del dibattito scientifico, spostando il confronto dalle sedi accademiche a quelle giudiziarie».

La valutazione

 

«Le diffide ricevute non contestano solo singole attribuzioni, ma mirano a far tacere la Fondazione sulla complessità del giudizio critico – si legge ancora in una nota – trasformando la ricerca scientifica in terreno di intimidazione preventiva. Le opere in questa zona grigia sono spesso non completamente documentate nelle provenienze; sono stilisticamente ambigue, con qualità esecutive che non combaciano del tutto con i canoni autografi noti; sono soggette a necessità diagnostiche aggiuntive, fondamentali per stabilire autenticità o falsità. Il risultato è un paradosso: mentre la scienza dell’arte richiede cautela, trasparenza e verifica, le pressioni legali cercano di imporre certezze artificiali, bloccando il dibattito e condizionando il mercato». E ancora: «Le valutazioni espresse dalla Fondazione Amedeo Modigliani di Roma, non si configurano come affermazioni definitive, ma come giudizi tecnici improntati alla cautela – prosegue la nota –  Il linguaggio adottato segue le consuete prassi della disciplina attributiva e riguarda opere “Non presentano i caratteri stilistici tipici dell’artista”; qualità esecutive che “non appaiono in linea con gli standard autografi noti”; provenienze “non sufficientemente documentate”; necessità di ulteriori indagini diagnostiche prima di qualsiasi conferma».